Parole al vento

E dimmi se son viva
tra inaccettabil indugio
di impossibilità vitale.
Dimmi il luogo
in cui giace il patibolo
che immolo nel mio onirico mondo
di buio, di corde e di morte.
Dimmi or dunque
dove sono io
tra questo mondo
che i miei sensi non sfiora.
Dimmi di cosa è fatto l’aere
che circonda il mio smanioso corpo infecondo
desideroso di una distruzione eclatante
fatta di lacrime,
e di una fortezza
capace di nascondere la mia dissolvenza.
Dimmi cosa son io ora
in questa lentezza radicata,
in questa finta saggezza inutilizzata,
in questo corpo che non riconosco più,
in questo sangue che non vuol scorrere più.
Dimmi cosa riman di me
se le immorali fughe
ricorrer non posso.
Dimmi cosa giace a terra
del mio spirito satanico
se rattoppar non posso
il flebile velo,
involucro per  l’inguardabil mostro
che io so essere umano
ma soffocato continuerà ad essere
in quel velo
bianco ma macchiato.
Impuro
come il manto
del cavallo francese dell’antico imperator,
risorto  afferrandosi alla salvezza impura,
che celar desiderò quel vecchio innamorato.
Dimmi cosa sarò,
se gli occhi miei
offuscati son dall’amore,
fatto di speranze senza colonne
erette su nuvole
che fuggiran via con la folata di vento,
unico segno vitale.

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